Il prezzo del giornale a qualche centinaio di km da qui

L’anno prossimo ho in programma una visita nell’adiacente Repubblica dello Zimbabwe.
La denominazione di repubblica e’  vagamente errata, visto che dal 1980 Robert Mugabe fa il brutto e cattivo tempo, nonstante votazioni libere (al governo e’ liberamente ammesso di consigliare in maniera tutt’altro che delicate chi votare e chi no, e i votanti sono liberi di votare Rober o Mugabe).

L’inflazione e’ a livelli astronomici, e’ questo e’ il prezzo del Sunday Times, un giornale sudafricano in vendita anche dall’altra parte del confine:

Il prezzo del giornale in Zimbabwe

600.000 dollari. Per un giornale.

E pensare che solo anni fa avevano tolto 4 zeri per cercare di contenere i prezzi..

(p.s. sfido che la gente di la’ muore anche di Aids. Immagino che un semplice preservativo costi almeno un milione. Come cazzo fai a inserire tutte quelle monetine nella macchina sparagoldoni? )

La casa che sto provando a comprare qui nel terzo mondo

The house I'm trying to buy

Quella che vedete qui sopra e’ la casa che sto provando a comprare

E’ ormai da tre mesi che giro l’area (che mi piace un sacco) con Lindsey, soprattutto nei weekend. Fino ad ora avremo visto una trentina di case, tutti in condizioni bene o male accettabili, abituato com’ero agli standard londinesi.

Dove vivo adesso non e’ male. La casa e’ all’interno di un complesso residenziale, e se vivessi da singolo sarebbe l’ideale. Ma in meno di 4 mesi mi sposo, e voglio andare ad abitare in una casa che cresca con me (ed eventuali figli / cani).

Quella casa ha tutto quello che considero essenziale per una vita decente: un ufficio per lavorare, un pub all’interno, e una piscina con area barbecue di fianco. Ah, e tre cessi.

Il resto e’ quello che serve alla mia futura moglie.

L’offerta che ho fatto e’ stata di 1.050.000 rand, dividi per 10 e avete l’equivalente in euro. E’ stata accettata qualche ora fa, e settimana prossima, prima del mio viaggio in Europa, spero di trovare qualche banca disposta a farmi un mutuo con condizioni decenti.

Vivere nel terzo mondo conviene, ogni tanto.

(qui sotto una vista dall’alto grazie a Google Earth. Qui trovate il file per orientarvi)

The house I want  to buy, from google map

La mancanza di ossigeno come scusa per diventare maiali

Vivere in altura e’ difficile per polmoni come i miei abituati alla pianura padana o a quella londinese da anni.

Irene Liquifruit RaceOrmai 4 mesi fa (sembra un vita) arrivavo e appena mi mettevo a correre i polmoni bruciavano e il battito andava in soglia dopo nemmeno 10 minuti. Risultato? Per qualche mese ho poltrito in attesa che il corpo si abituasse.

Ho giocato a calcio, e’ vero, ma il mio esordio e’ venuto dopo nemmeno 2 settimane di allenamenti, nell’ultima partita della stagione, negli ultimi 30 minuti.

Purtroppo per allenarmi (e perdere peso, visto che a furia di spendere i miei week end andando avanti e indietro per risolvere le mille questioni burocratiche – rigurdanti il mio stato di immigrato – e i diecimila dettagli del matrimonio – di cui almeno ottomila novecento inutili sto diventando un maiale) ho bisogno di obiettivi.
La partita la domenica, la cintura di kickboxing tra qualche mese, una maratona. Qualsiasi cosa.

Irene Liquifruit RaceHo ripreso ad allenarmi per correre una 10km locale (Liquifruit Irene) settimana scorsa, con il resto della famiglia di Lindsey. Piu’ che una normale gara era una specie di campestre, con partenza alle 6 di mattina. Sveglia alle 3.30 per arrivare, registrarsi e fare un po’ di riscaldamento. Alle 11 fa troppo caldo per correre, qui nel terzo mondo.

Risultato? Partenza alle 6, arrivo alle 6.49 (almeno stando al cronometro ufficiale, anche se il mio segnalava 2 minuti in meno ma vabbe’…) e alle 9 gia’ di ritorno a casa, nel proprio letto, pronto per rilassare i muscoli e dare un po’ di fiato a questi polmoni che si saranno si’ abituati al clima, ma non a spingere cosi’ tanti kg in una misera 10km.

Irene Liquifruit RaceAlle 10 sveglia per andare a comprare i regali da fare agli ospiti che presenzieranno al matrimonio. Ritorno a casa solo di sera.

Ho bisogno di sposarmi, solo per liberarmi da tutto quel cazzo di tempo usato per organizzare la cerimonia.

Rivoglio il mio tempo libero. Rivoglio polmoni funzionanti. Rivoglio una squadra da calcio oppure un ring in cui spaccarmi la faccia. 2008, gia’ ti penso.

Due anni

Finally: my visaSto perdendo tempo all’asta della auto ripossedute. Sono arrivato alle 10.30, mi sono registrato, ho pagato il deposito di 3000 rand e ho iniziato a guardarmi intorno nella speranza di trovare una macchina decente con cui iniziare a guidare in Sud Africa.
Nella mia lista ne ho aggiunte una decina, di tutti i tipi, la maggior parte in condizioni eccellenti.

6 ore dopo, sono incazzato come una iena (non l’ho mai capita questa.. ho visto le iene qui e non sembrano animali incazzosi).

Tutte le macchine che volevo sono state vendute a bastardi che in media avevano 2000 rand in piu’ del mio budget massimo (ovvero TUTTI i soldi che ho sul conto in banca sudafricano).
Addio Megane, bye bye Scenic, ciao Polo, see you later Tata Indica (produzione indiana!).

Sta anche iniziando a piovere e mi sto rendendo conto di aver perso un intero giorno di lavoro per niente. Mancano una ventina di macchine alla fine dell’asta, decido che ne ho le palle piene e vado in cassa a ritirare il deposito.

Non me lo danno, devono aspettare che l’asta sia finita, controlli vari, dicono.

Qualcuno mi telefona. E’ Matthias, il consulente tedesco che si sta occupando del mio visto di soggiorno.
(immaginate ora un dialogo in Sudafrica in inglese tra me, col mio accento misto, e un tedesco, col suo accento teutonico)
Hey Matthias, come va?
"Hey Olaf, ho due notizie, una buona e una cattiva".
Spara la cattiva.
"Ti avevo promesso che sarei passato a controllare lo stato del tuo permesso questo venerdi’. Purtroppo non posso, vado in vacanza per due settimane".
Ah, ok. La buona?
"Sono passato oggi a Soweto e ho ritirato il passaporto. Hai il permesso di soggiorno per due anni. Congratulazioni"
Danke Schön

Da oggi sono immigrato legale. Posso stare qui fino a quando vivo con la mia life partner, Lindsey (cosa che tecnicamente non e’ vera, visto che lei vive ancora coi suoi), fino al 2009. Finalmente posso iniziare a programmare il resto della mia vita, o almeno i prossimi due anni, che, visto gli eventi dei precedenti due, saranno abbastanza lunghi da tenermi occupato per un sacco di tempo.

Non ho ancora la macchina pero’. Fuck. (imprecare in italiano non mi da la stessa gioia che farlo in inglese).

L’antilope sul tetto del mondo

Watching the rugby world cup final at homeHo cercato di essere parziale fino alla fine. Dopotutto dopo cosi’ tanti anni passati a Londra, non tifare almeno un po’ per la nazionale inglese impegnata in una finale di coppa del mondo con un avversario diverso dall’Italia, era il minimo.
Peccato che la finale fosse contro gli springboks (Sud Africa).

Cosi’, circondato dall’intera famiglia di Lindsey, ospitata a casa mia, per la legge del televisore piu’ grosso, mi sono goduto 80 minuti di rugby.

La partita e’ stata tesa, giocata in maniera perfetta dalle due difese.
Una specie di Milan-Juventus finale di Coppa Campioni del 2003.
Il Sudafrica ha dominato dove doveva dominare (nei line-out e nei calci di piazzamento), l’Inghilterra ha difeso e bloccato le ali, specialmente Habana, proprio come doveva fare.
Dopo mille replay mi sono convinto che la meta di Cueto non c’era (a differenza del calcio, le linee bianche indicano l’out, e basta toccarle leggermente per essere fuori), e finito il fischio finale, sono andato in giro a fare caroselli con il resto della truppa.

Niente di paragonabile alle emozioni del 2006 (l’Italia e’ sempre l’Italia, e il calcio e’ sempre il calcio, anche se il rugby, da un puro punto di vista sportivo, e’ avanti anni luce) ma vedere per una volta i poveracci agli angoli festeggiare con bandieroni rubati chissa’ dove e’ stata un’esperienza unica.

Watching the rugby world cup final at homePeccato che il governo qui non capisca niente. Il coach attuale e’ stato bombardato di critiche negli ultimi 4 anni perche’ se ne e’ fottuto delle quote nere, ed e’ stato chiamato piu’ volta davanti alla federazione locale per spiegare le sue selezioni.
La quote nere sono un invenzione del governo post-apartheid per avere squadra sportive con piu’ neri possibili.
In pratica in ogni squadra sportiva nazionale vengono bloccati un tot di posti da riempire con atleti di colore.
Il problema? Che alcuni sport non interessano alla maggior parte degli atleti neri e le selezioni riempono le squadre di atleti mediocri.

Mentre il calcio ha una base nera, sport come il cricket, il rugby o l’hockey (per non parlare delle squadre di nuoto – plurimedagliate olimpiche – o di altri sport minori) non ce l’hanno e tranne alcuni campioni che sarebbero arrivati alla nazionale comunque, quote nere o no (come Habana o Pietersen), per trovare abbastanza atleti bisogna spulciare tra quelli nelle leghe minori.

Watching the rugby world cup final at homeIl coach sudafricano, Jack White (probabilmente odiato dalla classe politica nera gia’ dall’inizio, con quel cognome), negli ultimi 4 anni ha convocato giocatori che potessero offrire garanzie, e un campionato del mondo dominato dopo, ha avuto ragione.

Per evitare l’inevitabile licenziamento (la sua figura oggi e’ piu’ amata di quella di troppi politici che vorrebbero saltare sul carro dei vincitori nei prossimi giorni), probabilmente si ritirera’ a giorni, per lasciare il posto al successore. I possibili successori sono due: la scelta logica, Meyer, il coach di club piu’ titolato del paese (bianco) oppure Peter de Villiers, un coach che allena squadra giovanili, ma ha dalla sua il colore della pelle. Probabilmente vincera’ quest’ultimo e aprira’ la nazionale alle quote (che vogliono un minimo di 10 giocatori di colore nella nazionale).

Il Sunday Times locale ha analizzato la situazione perfettamente: “Enjoy it while you can. We won’t win again for 25 years”.
Lo storico logo (l’antilope qui conosciuta come springbok), nel futuro sara’ eliminato dalle maglie della nazionale, perche’ collegato al periodo dell’apartheid, e probabilmente sostituito dal Protea, il fiore nazionale, che gia’ campeggia in tutta la sua gloria gay sulla maglie delle nazionali di cricket.

La classe politica probabilmente sara’ piu’ contenta quando la nazionale sara’ nera, non importa se vittoriosa o meno. Peccato che siano cosi’ staccati dalla massa che li ha votati (e continua ancora, con la speranza di ottenere quelle case gratis promesse a 20 milioni di persone nel lontano 1995) che non si siano accorti di come il popolo di colore stia celebrando ancora di piu’ di quello bianco, fieri del titolo di campioni del mondo.
A loro non frega un cazzo chi giochi per la nazionale, basta che vinca (a differenza della squadra di calcio, nera e perdente).

Un ultimo pensiero va ai miei poveri colleghi e amici inglesi, hanno avuto una settimana oscena.
In rapida successione hanno perso a cricket, poi a calcio, compromettendo la qualificazione per i prossimi europei, a rugby e ieri la mazzata finale, con Hamilton che si e’ visto scappare il titolo mondiale a favore dell’odiatissima Ferrari…